Endocrinologia

Contattaci subito Telefonicamente allo 050.552196 o compila il form. Ti richiameremo noi per darti informazioni e/o fissare un appuntamento

“La Endocrinologia è la scienza medica che si interessa dello studio della anatomia, della fisiologia e della patologia delle ghiandole endocrine. Le ghiandole endocrine sono rappresentate da quelle strutture ghiandolari che secernono ormoni all’interno del proprio organismo. Nell’ambito della Endocrinologia un particolare riguardo ha la ghiandola tiroide che riveste un ruolo dominante nel controllo di vari organi ed apparati.
Non vi sono dubbi che la Endocrinologia ed in particolare lo studio della ghiandola tiroide, nasce grazie agli studi fondamentali svolti dai padri della scienza in tempi ormai lontani (Prof. Cassano, Prof. Tronchetti, Prof. Baschieri, Prof. Pinchera) e che Pisa è diventata il punto di riferimento per le malattie tiroidee non solo in tutta Italia ma in tutta l’Europa.
Da anni ormai mi occupo dello studio delle malattie tiroidee, inizialmente con studi sperimentali in vitro su colture di cellule tiroidee umane e successivamente con studi clinici in vivo.
Questi studi hanno coinvolto prevalentemente pazienti con noduli tiroidei singoli o in gozzo (agoaspirazione tiroidea con ago sottile), successivamente pazienti con carcinoma della tiroide (valutazione della efficacia del TSH umano ricombinante sia nella fase diagnostica che terapeutica e nello studio della PET-TAC) e recentemente pazienti con carcinoma differenziato della tiroide per lo studio degli effetti della terapia radiometabolica con radioiodio e pazienti affetti da varie forme di ipertiroidismo.
Un dato che mi ha colpito negli ultimi anni è l’aumento della frequenza delle malattie tiroidee in generale e delle malattie autoimmune (tiroidite croniche) in particolare nei giovani. Certamente questo può essere caratterizzato da vari fattori: il primo è la sensibilizzazione del medico curante nell’affrontare i pazienti con possibili malattie tiroidee (un ruolo fondamentale è rappresentato dalla familiarità), il secondo è l’uso sempre più frequente della ecografia tiroidea (eseguita anche da altri specialisti in occasione di visite per esempio ginecologiche o di eco-colordoppler dei vasi del collo), infine altri cofattori possono essere interessati a questo aumento della frequenza senza tuttavia che si riscontrino cause precise.
Rimane comunque il fatto che la patologia tiroidea occupa uno spazio sempre più grande nell’ambito delle endocrinopatie e questo necessita di aggiornamenti sempre più ravvicinati, quasi quotidiani, di studio e di ricerca, per poter affrontare con competenza e serietà professionale le varie patologie nell’interesse primario del paziente.”

Prof. Francesco Lippi

Esami di laboratorio

La funzione tiroidea di un individuo può essere valutata attraverso esami di laboratorio specifici. Lo studio degli autoanticorpi anti-tiroidei (AbTPO, AbTg, TRAb) consente l’individuazione di eventuali malattie autoimmuni che possono interessare la ghiandola. Un semplice prelievo ematico permette infatti il dosaggio delle frazioni libere degli ormoni tiroidei (FT3 e FT4) e dell’ormone ipofisario che stimola la tiroide, il TSH. Attraverso un prelievo di sangue è infine possibile dosare due markers utili per la diagnosi del carcinoma midollare (calcitonina) e la gestione postoperatoria del carcinoma papillifero o follicolare (tireoglobulina).

TSH (ormone prodotto dall’ipofisi che stimola il funzionamento della tiroide): utile nella valutazione della funzione tiroidea.
FT3 ed FT4 (ormoni prodotti dalla tiroide): utili nella valutazione della funzione tiroidea.
AbTg e AbTPO (anticorpi anti-tiroidei): utili nella ricerca di patologie autoimmuni tiroidee (tiroidite di Hashimoto etc.).
TRAb (anticorpi anti-tiroidei stimolanti): utili nella diagnostica e nell’andamento dell’ipertiroidismo dovuto a Morbo di Basedow.
Tireoglobulina (proteina prodotta esclusivamente dalla tiroide): utile nella gestione del carcinoma papillifero e del carcinoma follicolare tiroidei, dopo l’asportazione della ghiandola. NON è utile nella diagnosi tumorale.
Calcitonina (proteina prodotta da alcune cellule tiroidee): utile nella diagnostica iniziale del nodulo tiroideo (valori elevati di calcitonina si associano a presenza di carcinoma midollare della tiroide), e nella gestione del carcinoma midollare dopo l’asportazione della ghiandola.
Ioduria (iodio nelle urine): utile nella valutazione dell’apporto alimentare di iodio.

Ago aspirato

È una procedura semplice, che viene eseguita in ambulatorio, sostanzialmente priva di controindicazioni.
È l’unica indagine in grado di caratterizzare dal punto di vista cellulare i noduli tiroidei, e quindi di individuare eventuali elementi di sospetto. Contrariamente al passato, quando veniva eseguito a mano libera, oggi l’agoaspirato si esegue sotto la guida ecografica, inserendo un ago molto sottile (simile a quello usato per i prelievi ematici) all’interno del nodulo tiroideo. Viene quindi aspirata una piccola quantità di materiale cellulare, che viene poi strisciato e fissato su vetrini per essere colorato ed analizzato al microscopio (esame citologico).
I campioni citologici vengono classificati attraverso lo schema proposto in passato dalla British Thyroid Association, e ripreso recentemente dalle società scientifiche italiane (SIAPEC):

TIR 1 Materiale insufficiente per diagnosi
TIR 2 Benigno
TIR 3a Nodulo microfollicolare o indeterminato a basso rischio
TIR 3b Nodulo microfollicolare o indeterminato ad alto rischio
TIR 4 Sospetto per malignità
TIR 5 Maligno

Ecografia ~ Ecocolordoppler ~ Elastosonografia

L’ecografia è un indispensabile mezzo per svelare la presenza di non che non possono essere individuati con altri esami né attraverso la palpazione del medico (noduli non palpabili). Attraverso l’ecografia, i noduli (palpabili e non palpabili) possono essere inoltre essere studiati nelle loro caratteristiche: dimensioni, ecostruttura (solida, cistica, mista, spongiforme), aspetto dei margini (regolari o non). La valutazione di tali caratteristiche permette di identificare i noduli sospetti che necessitano di ulteriori accertamenti, come l’agoaspirato.

L’ecografia tiroidea è un esame cardine e insostituibile nella diagnostica tiroidea. Permette infatti di conoscere con certezza la presenza della ghiandola nella sua sede naturale (alla base del collo), le sue dimensioni, e la sua struttura (“ecostruttura”).
La valutazione dell’ecostruttura tiroidea riveste un importante ruolo nella diagnosi e nel successivo andamento di diverse patologie tiroidee.

L’ecografia può essere completata dalla valutazione del flusso ematico della ghiandola tiroidea (ecocolordoppler), che consente di studiare la vascolarizzazione del tessuto ghiandolare e degli eventuali noduli. Gli stati di ipervascolarizzazione diffusa del tessuto ghiandolare possono essere infatti suggestive di malattie autoimmuni, mentre una accentuata vascolarizzazione del nodulo può costituire un ulteriore elemento per la valutazione del rischio di malignità degli stessi. Quest’ultima caratteristica non deve però rappresentare un elemento di sospetto di per sé.
Negli ultimi anni è stata introdotta una nuova applicazione all’ecografia tradizionale, l’elastografia. Quest’ultima rappresenta un mezzo di valutazione della durezza di un qualunque organo. Nello specifico tiroideo, alcuni studi suggeriscono come un nodulo con caratteristiche di durezza accentuate sia da considerare sospetto. Sono però necessari ulteriori studi per confermare questi primissimi risultati.

È infine molto importante sottolineare il ruolo chiave dell’ecografia nella gestione del tumore tiroideo. L’ecografia del collo rappresenta infatti l’esame più importante di controllo nei pazienti con carcinoma tiroideo. In questi casi, l’esame ecografico si incentra sulla valutazione di possibili recidive della malattia a livello locale (laddove era collocata la ghiandola prima dell’intervento), ma soprattutto a livello linfonodale. I linfonodi del collo rappresentano la primissima possibile sede di recidiva del tumore tiroideo. In questi pazienti l’ecografia dovrebbe essere eseguita da medici specialisti nel tumore tiroideo.

Tiroide e gravidanza

Le ghiandole ormonali producono quantità di ormoni adeguate alle richieste dell’organismo in quel determinato momento: nella gravidanza si ha la condizione meglio conosciuta per quanto riguarda la tiroide.
Durante la gestazione, infatti, si verificano diversi eventi che determinano un aumentata richiesta di ormone tiroideo (fino al 50% in più) e un parallelo impoverimento dello iodio materno.

Una situazione di carenza iodica in gravidanza si protrae anche durante l’allattamento: in considerazione di queste modificazioni, risulta dunque importante monitorare l’apporto iodico ed eventualmente correggerne una condizione di carenza.
In aggiunta ai suddetti adattamenti fisiologici, la tiroide deve necessariamente essere studiata prima della gravidanza per non incorrere in rischio di abortività specie durante le primissime settimane di gestazione.
Condizioni come ipotiroidismo, ipertiroidismo, tiroidite di Hashimoto, presenza di noduli tiroidei devono infatti essere escluse prima del concepimento. Se presenti, devono essere strettamente monitorate e corrette prima ancora della gravidanza.
Infine, a causa della loro crescente diffusione, le stimolazioni ovariche che vengono praticante per l’ottenimento di una gravidanza, rappresentano una importante indicazione alla visita endocrinologica. Diversi studi scientifici dimostrano infatti come l’aumentata quantità di ormoni sessuali femminili che si verifica dopo la stimolazione ovarica può determinare un ulteriore impoverimento di ormone tiroideo, e dunque un non mantenimento della gravidanza stessa.
Questa eventualità può essere molto prevenuta solo se conosciuta prima del trattamento.

In conclusione, la strategia migliore è quella di valutare, come suggerito da diverse linee guida Europee e Americane, la funzione tiroidea e l’apporto iodico nelle donne in età fertile che abbiano voglia di una gravidanza. Nel caso di gravidanze programmate e/o ottenute dopo stimolazioni ormonali, la valutazione tiroidea è fortemente raccomandata prima ancora di qualsiasi tipo di trattamento ginecologico.

Apporto iodico (μg)

0-6 mesi  110
7-12 mesi 130
1-8 anni 90
9-13 anni 120
>13 anni 150
Gravidanza 220
Allattamento 290
LAUREA:   26/10/1979 – Medicina e Chirurgia (Pisa)
ISCRIZIONE ALL’ALBO:  19/12/1979 – Albo Provinciale dei Medici Chirurghi di Pisa (Provincia di Pisa) n. 01879
SPECIALIZZAZIONE:  13/07/1982 – Endocrinologia
 08/07/1987 – Medicina Nucleare
ABILITAZIONE  1979 /2 – Medicina e Chirurgia (Pisa)